Claire Judde de Larivière

La révolte des boules de neige. Murano face à Venise, 1551

Paris, Fayard, coll. L’épreuve de l’histoire, 2014, 360 pp., 22 €.

Il 27 gennaio 1511 Vitale Vitturi, Podestà di Murano, lascia la propria carica. Durante la cerimonia di passaggio dei poteri, viene duramente rimbrottato dalla folla che lo insulta e lo prende di mira con palle di neve. Per essersi attaccato a un rappresentante della Repubblica, alcuni abitanti di Murano vengono convocati dai tribunali veneziani. Quest’evento apparentemente insignificante è il punto di partenza di un’inchiesta condotta da Claire Judde de Larivière sulla comunità di questa piccola isola della laguna di Venezia, ai primi del Cinquecento.

Una ricerca in corso sul popolo minuto veneziano

Il metodo dell’autrice, chiaramente presentato nell’introduzione, è triplice: anzitutto, interrogarsi sugli attori della rivolta, una folla di anonimi che ha lasciato solo poche orme negli archivi. Riflettere poi alla possibilità di scrivere la storia del popolo minuto veneziano, poiché non ha prodotto fonti specifiche, e che esiste solo in opposizione ai ceti superiori. La popolazione veneziana è infatti costituita da tre gruppi sociali: se i patrizi e i cittadini possiedono una definizione giuridica, il popolo non è dotato di uno statuto preciso. I suoi membri vengono quindi caratterizzati solo dalla non appartenenza ai due primi. Infine, ultima ambizione dell’autrice, « ripoliticizzare » la storia sociale, cioè rendere alla massa degli anonimi una reale capacità di azione all’interno della società, e farla uscire dalla passività nella quale è stata rinchiusa dagli storici.

Le tre problematiche si fondano sulla più recente storiografia (per esempio i lavori sullo spazio pubblico o l’influenza dei Subaltern Studies) e si situano al centro delle ricerche di Claire Judde de Larivière. Infatti la studiosa svolge da più anni un’indagine sul popolo degli invisibili di Venezia, nel Quattro e nel Cinquecento. Le sue ricerche si basano in gran parte sulle fonti giudiziarie veneziane, studiate ancora troppo poco, nello scopo di conoscere meglio questo popolo. L’approccio non è ovvio, perché quest’ultimo non è dotato di una coscienza collettiva: l’identità viene invece definita in funzione dal mestiere, dalla parrocchia, dalla famiglia e dalle reti di amicizia.

La rivolta c’è stata?

Il titolo del libro è audace, e rimanda ad un altro problema presentato dall’autrice: le fonti lasciano pensare che quel giorno non ci sia stata nessuna rivolta. D’altronde, nelle loro testimonianze gli accusati tentano loro stessi di minimizzare la gravità dei fatti. Ma Claire Judde de Larivière vi legge piuttosto la costruzione ideologica dei ceti dominanti veneziani. Questi ultimi cercano di nascondere ogni agitazione interna per non compromettere il mito di una Venezia Serenissima Repubblica. Nei loro racconti i cronachisti veneziani, che tutti appartengono all’élite, danno un’immagine levigata della vita sociale e politica veneziana, e ne attenuano le tensioni. Ora, se viene integrata ai loro racconti la contestazione di Vitale Vitturi, rivelano «un raro momento di confronto fra gli abitanti della laguna di Venezia e i governanti». In parallelo, la riflessione sulle fonti e i loro silenzi torna incessantemente lungo i capitoli, e viene a costituire una linea di ricerca indipendente. Bisogna a questo proposito segnalare l’uso di una documentazione in gran parte inedita, specialmente per quanto riguarda Murano, così come l’uso di fonti giudiziarie, quando uomini e donne del popolo prendono la parola per testimoniare, illuminando per noi la società dell’epoca.

Murano nell’ombra di Venezia

Un ultimo elemento va sottolineato: la scelta dell’isola di Murano come luogo di inchiesta. Infatti, l’impero veneziano nel Mediterraneo e in Terraferma hanno, fino ad oggi, maggiormente suscitato l’interesse degli ricercatori che non la stessa laguna di Venezia. Rare sono le pubblicazioni su Murano che non siano dedicate all’industria del vetro. Solo Elisabeth Crouzet-Pavan aveva scelto nel 1995 di svolgere una ricerca sul tempo lungo per sostrarre un’altra isola del ducato, Torcello, al silenzio della storiografia. Per quanto la riguarda, Claire Judde de Larivière preferisce un procedimento di microstoria all’approccio multiscalare, analizzando la comunità di Murano grazie all’alternare del racconto del caso e uno studio sul periodo lungo.

Il processo come apertura sulla società muranese

Il primo degli otto capitoli dell’opera stabilisce la geografia economica e sociale di Murano all’inizio del Cinquecento, seguita da un’analisi delle relazioni fra la piccola isola e il centro dominante, Venezia, lontano solo alcune centinaia di metri. E’ difficile studiare Murano senza interessarsi alla sua imponente vicina; consapevole di questo dato di fatto, Claire Judde de Larivière interroga nel suo secondo capitolo il rapporto fra Murano e Venezia, interessandosi all’influenza che quest’ultima esercita sulla città del vetro.

Il terzo capitolo parte dal rito del passaggio dei poteri fra il vecchio e il nuovo podestà – il momento in cui scoppia la rivolta – per illuminare l’organizzazione sociale e politica dell’isola. In quel preciso momento l’insieme della società muranese è presente e partecipa all’evento. L’autrice studia poi i fattori esterni che concorrono nella contestazione a Vitale Vitturi: le guerre d’Italia costituiscono lo scenario, la sommossa si svolge d’inverno (avrebbe il popolo buttato sassi se la cerimonia si fosse svolta d’estate?), mentre la vita e la personalità dello sfortunato podestà vengono meticolosamente interrogate.

Dal quinto capitolo in poi, il caso e il processo istruito dal governo veneziano occupano il centro del racconto. Si tratta di capire i meccanismi della giustizia veneziana, il problema del mantenimento dell’ordine e l’inchiesta svolta dai tre giudici mandati da Venezia. L’autrice descrive poi i diversi indagati e le loro testimonianze per sciogliere la matassa del caso, ma questo non è l’obbiettivo principale di Claire Judde de Larivière: data la natura stessa delle fonti, la verità dell’accaduto rimane difficile da individuare. Al di là della conclusione del processo, cerca di capire come i dettagli ci informano sulla società muranese. L’autrice si sofferma anche sul momento stesso della rivolta, con un’attenzione ai gesti e alle emozioni di stampo antropologico. Infine, l’ultimo capitolo analizza la sentenza e il destino dei protagonisti dopo il caso.

Oltre l’apporto storiografico dell’opera, ci sembra importante sottolineare la qualità dello stile dell’autrice, fra l’altro le scelte operate per rendere il libro acessibile a un pubblico più largo di quello dei soli storici. Potranno seguire una «bella» inchiesta svolta sul modo narrativo, e rimarranno col fiato sospeso fino alla fine: la sentenza viene svelata solo nell’ultimo capitolo. Le numerose descrizioni e citazioni di fonti (tradotte in francese dall’autrice) così come il rinvio delle note alla fine dell’opera rendono il testo una piacevole lettura, completata da una bibliografia recente e commentata, che sarà apprezzata dai non specialisti di storiografia veneziana, compresi gli studenti.

In conclusione il libro di Claire Judde de Larivière si distingue grazie all’originalità della tematica scela, e dall’approccio influenzato dalla più recente storiografia. Costituisce un efficace stato dell’arte sulle ricerche che si interessano al popolo veneziano, e permette al non specialista di iniziarsi alla storiografia della Serenissima.

Altre letture consigliate:

Boucheron P., Offenstadt N., dir., 2011, L’espace public au Moyen Âge, débats autour de Jürgen Habermas, Paris : PUF, 380 pp.

Crouzet-Pavan E., 1995, La mort lente de Torcello : histoire d’une cité disparue, Paris : Fayard, 440 pp.

Judde de Larivière C., Salzberg R.M., 2013, « ‘Le peuple est la cité’. L’idée de popolo et la condition des popolani à Venise (XVe-XVIe siècles) », Annales, vol.4, 1113-1140.

Offenstadt N., 2013, En place publique. Jean de Gascogne, crieur au XVe siècle, Paris : Stock, 262 pp.

Sébastien Mazou, Université Toulouse – Jean Jaurès.

Traduzione: Fabien Coletti (la recensione è inizialmente stata pubblicata in francese sulla rivista on-line Mondes Sociaux, che ci ha gentilmente autorizzato a tradurla da http://sms.hypotheses.org/3753).