Resoconto dell’intervista a Gioacchino Criaco

Autori: Carla Simonetti, Titouan El-Ghazzi–Kuhn, Johanna Clanchin

La chanson d’Aspremont, copertina

Di maniera generale, Gioacchino Criaco ha parlato molto della sua regione, ha detto anche che lo stile letterario dei Calabresi è influentato da una chanson de geste… 

La prima domanda dell’intervista, era sui suoi riferimenti letteriari. Gioacchino ha risposto che in Calabria c’è una scuola letteriaria antichissima : la « Canzone d’Aspromonte ». È il primo riferimento che tutti in Calabria usano, è il primo poema. Il modo di scrivere è epico e sociale. È un tipo di scritura che tutti i Calabresi usano. È un loro modo di stare nella realtà. Secondo lui, la « Canzone d’Aspromonte » è veramente il riferimento obbligatorio per chi vuole scrivere in Calabria. 

In Aspromonte, la gente parla ancora tutti i giorni il greco omerico e la gente che viene dall’ esterno impara questa lingua sopratutto grazie alla loro iniziativa. 

Con gli anni del fascismo, questa lingua è stata vietata, quindi le personne nate dagli anni ’20 in poi hanno avuto un rapporto d’ostilità con l’Aspromonte dove si parla molto il greco. Quindi qualificano il monte di « asper », cioè le mettono in una posizione di nemico. 

Gioacchino Criaco non usa il termine « ‘Ndrangheta » perché lo trova razzista e stigmatizzante verso li Calabresi. Preferisce utilizzare la parola spagnola « Entranos ». Utilizza anche la denominazione « Andros agathos » che è un termine greco.  

Parla poi del pensiero greco, dove non c’era l’uomo che controllava tutto ma l’uomo faceva parte della natura, e tutto meritava il massimo rispetto. Cioè faceva parte della natura, quindi non dovevano distruggerla, ma averne rispetto. 

Il paradosso è che questa popolazione che noi consideramo come povera e ignorante, ci ha dato un mondo perfetto, al contrario di noi che distruggiamo tutto. 

Se guardiamo la Calabria, solo una storia di cinquant’anni l’ha resa un luogo di criminalità che ovviamente non è bella, che è nera. Ma cinquant’anni nella cronologia della storia non sono niente: se la guardiamo su un periodo più lungo, vediamo la sua bellezza con il popolo Greco. La Calabria non è solamente criminale, c’è un tessuto culturale. Bisogna creare un mondo letterario per far conoscere questa cultura agli altri. Criaco è un figlio di pastori, è sempre stato interessato al mondo culturale. Ha conosciuto un archeologo straordinario, che aveva trovato un pavimento quadrato unico al mondo. 

Gioacchino Criaco difende la sua regione, dicendo che pensare che una popolazione in minoranza non ha una cultura, è totalmente falso. Infatti, loro hanno conservato il loro modo di parlare. Fino al 1500 tutto il sud d’Italia era greco, e poi con il tempo questa cultura si è ristretta. 

Gioacchino Criaco

L’Aspromonte è l’archetipo di quello che era il Meridione. 

Per riassumere, ci dice che per apprezzare la Calabria nel suo giusto valore, si deve avere una cultura letteraria estesa, non dobbiamo vederla solo sugli anni neri della mafia. 

Scopo del Festival « Toulouse Polar du Sud »

Gioacchino Criaco ha un po’ demistificato la mafia, mostrando che lui doveva scrivere sulla mafia per farsi leggere. Ha preso il soggetto della mafia sul modello del « Cavallo di Troia », cioè sembra parlare della mafia ma in realtà tratta di qualcosa di totalmente diverso. Poi, ha cominciato a farsi conoscere e ad avere un pubblico, ha potuto esprimere quello che voleva veramente senza nascondersi dietro un altro soggetto. 

Il festival « Toulouse Polar du Sud » è un’occasione per incontrare autori di romanzi gialli di nazionalità diverse come Spagnola, Francese, Italiana, Inglese etc… 

Per quanto riguarda l’Italia, abbiamo avuto l’occasione d’incontrare ed interrogare l’autore Gioacchino Criaco venuto con il suo romanzo Il salzotoppo

Gioacchino Criaco presenta il Saltozoppo

Il romanzo è un viaggio su sei secoli di storia. Fa parte della Calabria ma va nel mondo, percorre migliaia di kilometri. Si tratta di un mondo misterioso, ma che è simile al nostro, perché ci sono sentimenti, passioni che sono universali. Sono storie uguali, sentimenti di Calabria, della Cina, che appartengono a tutto il mondo, all’umanità. Gioacchino Criaco fa una fotografia insolita della Calabria, una storia mai raccontata. Il suo modo di scrivere è un modo di andare a pescare il passato. L’incipit è scritto in lingua Calabrese che non conosce il futuro dei verbi, la declinazione dei verbi, è un modo di andare avanti nel futuro. 

Gioacchino Criaco parla a parte del mondo femminile. È un mondo più colorato che si oppone alla triologia nera. Ha scritto sull’altra metà del universo che è colorata. È una gioia per lui aver scritto questo romanzo.

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