ZERO CALCARE : festival del fumetto a Colomiers

Zero Calcare al festival del fumetto di Colomiers, i 19-20 e 21 novembre!

2019
2020

La rencontre au festival de Colomiers
En Italie, Zerocalcare a vu se vendre des milliers d’exemplaires de ses BD, dont Kobane Calling ou La prophétie du tatou (celui-ci vient d’être adaptée au cinéma), et il a gagné une notoriété qu’il a du mal à accepter. D’abord remarqué dans les milieux des fanzines et de la petite édition grâce aux bandes dessinées, aux affiches de concert et aux pochettes de disque qu’il concevait pour des groupes punk, Zerocalcare s’est fait connaître du grand public grâce à son blog.

Instagram de l’auteur

Le site du festival de BD de Colomiers 2021

Le blog de Zerocalcare

Zerocalcare su Netflix (serie di interviste-conversazioni sul sito dell’ENS Lyon La Clé des langues)

Roberto Rossellini e la Cinémathèque di Tolosa

Roberto Rossellini, un regista rinascimentale

Cinémathèque 10 ottobre – 12 novembre 2021

Troppo a lungo invisibile a causa di stampe in condizioni troppo cattive per poter organizzare una retrospettiva, abbiamo finito per sentire seriamente la mancanza di Roberto Rossellini. È un piacere rivederlo perché è un marcatore indelebile nella storia del cinema e una fonte di ispirazione : la fonte di una certa idea di cinema. Il che ci ricorda che attraverso un film si può esprimere una vera consapevolezza del mondo e del modo di rappresentarlo.
In questo senso, Roberto Rossellini è il Masaccio del cinema, il pittore rinascimentale che applicò le leggi della prospettiva alla pittura (vedi La Santissima Trinità, la Vergine, San Giovanni e i Donatori, 1425-1428) e la rivoluzionò. E. H. Gombrich ha scritto a proposito di Masaccio e di questa trinità: « Non si trattava solo dei dispositivi tecnici della pittura prospettica […], era come se il pittore avesse bucato il muro, rivelando una nuova cappella costruita in stile moderno […]. Ma i contemporanei furono probabilmente ancora più colpiti dalla semplicità e dalla grandezza delle figure per le quali questa architettura serviva da cornice. Forme solide e squadrate sostituirono le curve morbide e facili; niente più dettagli piacevoli, fiori o oggetti preziosi, solo un’architettura maestosa e austera. E se Masaccio rinunciava alle seduzioni a cui il pubblico era allora abituato, guadagnava in sincerità ed emozione […] ». Sembra quasi di poter toccare i personaggi e questa sensazione li rende più vicini e comprensibili. Per i grandi maestri del Rinascimento, le nuove scoperte e le conquiste tecniche non erano mai fini a se stesse.

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Paolo Cognetti : ses trois montagnes et ses écrivains

La montagne évoque immédiatement un sentiment de défi et d’aventure : l’écrivain Paolo Cognetti le sait bien, qui dans son livre de la collection « Lezioni d’Autore » (Feltrinelli Education) intitulé Breve corso di letteratura : il racconto inedito di tre montagne vicine, raconte quelques-unes des montagnes de sa vie à travers les mots de grands maîtres de la littérature (Natalia Ginzburg, Primo Levi, Mario Rigoni Stern, Antonia Pozzi, parmi d’autres).

Ce récit de souvenirs et de découvertes évoque surtout la puissance des montagnes, un thème qui domine la vie de tous les grands auteurs cités, façonnant leur caractère et marquant leur destin. Paolo Cognetti soutient que chacun de nous a une montagne : celle de son enfance, qui renferme son histoire. Pour l’auteur, cette montagne est le Monte Rosa, la montagne des étés de son enfance, où il a appris à la connaître, devenant le lieu où il se sent bien et où il a maintenant choisi de revenir vivre.

Le Monte Rosa

Il explique que « le Monte Rosa n’a pas toujours été appelé ainsi, Léonard de Vinci l’appelait Momboso, probablement une contraction de Monte Boscoso, et que sur les cartes anciennes, il apparaît également sous le nom de Mons Silvius, couvert de forêts. Le rose est un mot qui en ancien franco-provençal a un rapport avec la glace : il ne s’agit donc pas de la couleur de la montagne au coucher du soleil mais d’une montagne couverte de glace. C’est ainsi qu’on peut le voir de la plaine, y compris depuis Milan. J’ai longtemps vécu à Bovisa et ce que j’aimais dans ce quartier, c’est que de certains endroits on peut voir le Mont Rose : je pouvais ainsi soigner ma nostalgie en allant au Ponte della Ghisolfa ».

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Roberto Calasso, un colosso della letteratura italiana e europea

Lo scrittore ed editore è morto a Milano all’età di 80 anni (1941-2021).
Fu l’autore di saggi come L’impuro folle (1974), Le nozze di Cadmo e Armonia (1988), I quarantanove gradini (1991), La Folie Baudelaire (2008), Il cacciatore celeste (2016) e L’innominabile attuale (2017), e fu l’araldo della distruzione delle torri del World Trade Center.
Riuscì a combinare le attività di romanziere, critico ed editore come forse nessun altro aveva fatto in un’Italia pur ricca di maestri dell’editoria.
Tra i romanzi, spiccano particolarmente La rovina di Kasch (1983), Ka (1996) e l’ultimo L’ardore (2010), tradotti in francese da Jean-Paul Manganaro (peraltro traduttore di quasi tutti i libri dell’autore).


Nel 1962 entra nella casa editrice milanese Adelphi, che dirige con vari titoli per mezzo secolo a partire dal 1971. Fu Roberto Bazlen (1902-1965) a mandarlo lì, e Calasso vi pubblicò i suoi scritti dopo la morte di Bazlen (anche Balzen è stato sia un critico singolare che una figura letteraria, l’eroe del romanzo di Daniele del Giudice del 1983, Lo stadio di Wimbledon). Una notevole erudizione aveva legato i due uomini, sia in materia di romanzi che per la saggistica.

Incontro con l’autore e editore su France Culture (2013)

Presentazione dell’opera di Roberto Calasso

Roberto Calasso: memoria, editoria, scrittura (su YT)

Tutti, tranne me

Tous, sauf moi. Rome, 2010. En rentrant chez elle, Ilaria trouve sur le pas de sa porte un jeune homme, un Éthiopien. Il lui dit être à la recherche de son grand-père, Attilio Profeti, qui n’est autre que le père de la jeune femme. Quels secrets le patriarche de la famille Profeti cache-t-il ? Troublée, Ilaria décide d’enquêter. Derrière le passé officiel de son père – deux mariages, quatre enfants et une réussite sociale qui s’avère éclatante –, elle découvrira le parcours sombre et fascinant d’un homme sans scrupule.
À mesure que le voile se lève sur la jeunesse d’Attilio Profeti apparaît tout un pan de l’histoire italienne qui a été occulté : la colonisation de l’Éthiopie sous Mussolini, dont les traces bouleversantes subsistent encore dans l’Italie contemporaine.
Scénariste pour le cinéma et la télévision, Francesca Melandri est également réalisatrice. Son documentaire Vera (2010) a été présenté dans de nombreux festivals à travers le monde. Eva dort (Eva dorme), son premier roman, publié chez Mondadori en 2012, avait été plébiscité par la critique et les lecteurs en Italie. Son œuvre romanesque est fondée sur ce qu’elle intitule sa «trilogie des pères» (Eva dort ; Plus haut que la mer (2015) ; Tous, sauf moi), parus en France chez Gallimard.

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Famiglia e altri

Il libro di Elena Rui, La famiglia degli altri (uscito a inizio 2021 presso l’editrice Garzanti) racconta la storia di una donna: avendo deciso di non conformarsi, Marta ha costruito una famiglia nella quale la libertà di ognuno è la prima regola da rispettare.

È ovvio: le convenzioni sociali hanno la loro utilità, perché offrono un rifugio sicuro quando si tentenna per sapere che cosa fare. È così che Marta, a 34 anni, ha scelto di andare controcorrente e di non seguire i dettami della società, costruendosi con il compagno (Antoine) una coppia che va all’incontro delle convenzioni. A unire i due c’è il progetto di seguire le orme di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir (la coppia “aperta” per eccellenza). Ispirandosi in buona parte ai due intellettuali parigini, Marta e Antoine pensano che l’amore sia la forma di libertà più adatta e che non deve conoscere costrizioni. Il rapporto di coppia impegna dunque una fiducia reciproca, senza esclusività, in una comunione intellettuale che sia ad ogni prova.
Ed ecco: Marta è convinta delle proprie scelte, ma quando la morte improvvisa della nonna (Ada) la costringe a lasciare la città dove vive e lavora (Parigi) per tornare nella sua natìa Padova, le fondamenta del suo sistema di pensiero entrano in forse. Presto, fra le cortesie richieste dalla circostanza, Marta si troverà a dover fare i conti con una realtà di segreti sepolti sotto l’apparenza di un certo perbenismo. Quei segreti faranno vacillare le sue certezze quando si accorgerà che non esistono delle famiglie ideali (poiché ogni famiglia è imperfetta, a modo suo).

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Il giorno dei morti – Napoli e il fascismo

Di: Rachel Bernard, Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi

            Ammirevole ritrattista di Napoli sotto il fascismo, Maurizio de Giovanni moltiplica i personaggi per affascinarci con la sua capacità di catturare un’atmosfera nelle sue sfumature e nel suo peso sociale. La personalità della piccola vittima, intorno al quale gira la trama del romanzo, prende forma tra le pagine. Chiunque avrebbe potuto essere responsabile della morte del bambino. Le ipotesi si susseguono. In breve, si tratta di un romanzo che riunisce tutti i criteri di un poliziesco.

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L’amore come freno, come frutto proibito, come stimolo.

Céline Rivals – Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi.

Presenterò un libro di Maurizio de Giovanni che si chiama Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi. Prima di tutto, dobbiamo dire qualche parola sull’autore. Maurizio de Giovanni è nato il 31 marzo 1958 a Napoli. La sua opera è composta per la maggior parte di romanzi gialli. Nel 2005, partecipa a un concorso letterario con il racconto « I vivi e i morti ». Questo racconto gli fa vincere il concorso e servirà di base per la scrittura del suo primo libro che si chiamerà Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi nel 2007. Questo libro sarà l’inizio del ciclo delle stagioni. Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi è il terzo romanzo di questo ciclo ed è stato pubblicato nel 2009. Il romanzo prende vita a Napoli nell’agosto 1931. Racconta la storia del commissario Ricciardi che è chiamato ad intervenire a causa della morte della duchessa Adriana Musso di Camparino, la seconda moglie del duca. La duchessa è una donna che piaceva agli uomini e alla quale piaceva piacere.

Possiamo chiederci come il tema dell’amore sia descritto in questo libro.

In primo luogo, vedremo che la timidezza provoca un freno all’amore. Poi, osserveremo che l’amore può essere proibito dalla morale comune. Infine, scopriremo che l’amore provoca delle azioni estreme.

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Recensione di « L’arte di essere fragili »

Di: Luna Laboute

Una volta, in un corso di filosofia, il mio professore ci ha detto di leggere il nuovo libro di Alessandro d’Avenia, chiamato L’arte di essere fragili. Attraverso le relazioni epistolari del poeta Leopardi, l’autore tratta del soggetto delicato dell’adolescenza. Curiosa di scoprire questa figura della letteratura italiana in un modo diverso dalla sua opera, l’ho letto. La prima cosa « seducente » relativa a questo libro è la maniera in cui l’autore tratta l’argomento. Bisogna sapere che Alessandro d’Avenia è oggi un professore in Italia, usa le testimonianze dei suoi studenti come struttura, e inoltre ha una scrittura semplice, leggera, che si vuole delicata ed al stesso tempo poetica. Questi processi creano la particolarità del libro: Alessandro d’Avenia ci parla, a noi, senza essere moralista o senza fare il signor « so tutto io, ascoltami! ».

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Les Ritals s’invitent à Toulouse

Quand? Samedi 12 octobre 2019 à 20h30

Où? À l’auditorium Saint Pierre des Cuisines à Toulouse

Billets: 20€ prix de base, 10€ prix étudiant (contacter Mme Vinciguerra pour en profiter)

La rédaction de Radici (Editalie éditions), revue bilingue de culture italienne, s’occupe d’Italie bien au-delà de la presse écrite.

Affiche du spectacle Les Ritals, une production Editalie

En effet, depuis 2017, ils ont porté sur scène le texte « Les Ritals » de François Cavanna avec les musiques de Grégory Daltin et l’interprétation de l’acteur Bruno Putzulu, en passant même par le célèbre Théâtre du Chêne noir d’Avignon pendant son festival d’été.

Le producteur Rocco Femia commente ainsi le spectacle:

« Un récit drôle et émouvant où Cavanna nous raconte son enfance italienne des bords de
Marne, sa « Ritalie Nogentaise » comme il l’appelait. C’est le bonheur populaire, l’élégance prolétaire, la richesse des humbles dans toute sa splendeur.

Cette production revient, en quelque sorte, sur l’émigration italienne en France, au travers d’une écriture originale comme celle de Cavanna qui prend une résonance particulière à l’heure de la crise de l’immigration dans nos sociétés. Et qui mieux que Bruno Putzulu et Grégory Daltin pour lui donner vie ? Il était logique que ces deux-là se rencontrent autour de l’Italie. »

Pour plus d’info: https://www.radici-press.net/les-ritals/