Siamo i primi al mondo : la cucina italiana plebiscitata all’UNESCO (dicembre 2025)

Ma la cucina italiana non deve « congelarsi » nella tradizione…

«Oggi l’Unesco ha riconosciuto la cucina italiana come patrimonio dell’umanità, siamo i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento. La nostra cucina ha un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione e si trasforma in un capolavoro grazie ai nostri cuochi. Questo riconoscimento ci offre uno strumento formidabile per valorizzare ancora di più i nostri prodotti e proteggerli dalle imitazioni e dalla concorrenza sleale. Abbiamo vinto questa sfida con l’aiuto di tutto il popolo italiano, oggi festeggiamo una vittoria del nostro Paese. Una nazione straordinaria che, quando crede in se stessa, non ha rivali e può sorprendere il mondo. Viva la cucina italiana, viva l’Italia !»

Così si è espressa Giorgia Meloni il dieci dicembre. Come è consuetudine nelle grandi occasioni, l’evento è stato celebrato con un messaggio della Premier (ovvero Première). Nel video, diffuso dal quotidiano romano La Repubblica, si vede una Giorgia Meloni raggiante annunciare la buona notizia al suo popolo. Il tono solenne è all’altezza dell’evento.

Per una volta, l’entusiasmo per la notizia sembra coinvolgere tutti nella penisola, al di là delle posizioni politiche. Il governo nazionalista rivendica questo successo, certo, ma anche il quotidiano dell’opposizione La Stampa, ad esempio, non manca di celebrare l’evento. «Se la carbonara avesse le gambe, oggi farebbe i salti di gioia», scrive il quotidiano torinese, che spiega poi cosa ha portato l’Unesco ad accettare questa candidatura. «Ciò che è stato riconosciuto è un modo di stare a tavola, di cucinare, di pensare al cibo. Nel dossier non c’era un piatto particolare, ma si metteva in evidenza la scelta delle materie prime, il rispetto delle stagioni e anche una pratica quotidiana, gesti, rituali condivisi, come il pranzo della domenica, il ragù che si guarda bollire per ore…».

Il quotidiano liberale è entusiasta, ma anche consapevole dei “pericoli” di questo riconoscimento. «Come ha affermato il presidente del comitato scientifico della candidatura, Massimo Montanari, questo risultato non deve essere celebrato per rivendicare una supremazia, ma per ringraziare le diverse culture che, nel corso dei secoli, hanno definito il nostro modo di mangiare».

La sfida sarà quindi quella di evitare di chiudersi in una logica di “gastronazionalismo”, che mirerebbe solo a proteggere la purezza dei piatti dalle contaminazioni e dalle “imitazioni” provenienti da altri paesi, avverte La Stampa. «La nostra cucina non deve cristallizzarsi in una cartolina indirizzata ai turisti, non bisogna congelare la tradizione e, da questo punto di vista, la responsabilità non è dell’Unesco, ma nostra».

Servizio di Beniamino Morante per Courrier International. Il giornalista, nato in Toscana e con sede tra Parigi e Roma, lavora per diversi media francofoni (e alcuni italiani). Il suo obiettivo è raccontare ciò che accade dall’altra parte delle Alpi, occupandosi sia di politica che di società e sport.