Traduzione e creatività

Tradurre significa sedersi alla propria scrivania buona parte del giorno e trascrivere parole scritte da altre persone da una lingua A nella lingua B. A prima vista, non c’è niente di molto creativo, ma dobbiamo davvero dire addio alla creatività quando scegliamo di intraprendere una carriera che comporta la traduzione delle parole di qualcun altro?
Prima di tutto: cos’è la creatività?
Anche se è parte integrante del funzionamento del nostro cervello, è ancora difficile definire il concetto di creatività. Secondo il sito francese del CNTRL, è « la capacità o il potere che un individuo ha di creare, cioè di immaginare e realizzare qualcosa di nuovo ». Questo « qualcosa » può essere un oggetto, un concetto o, nel caso della traduzione, frasi e formulazioni. Quindi, nel contesto di questo post, si tratta di prendere il contenuto di un testo scritto in una lingua straniera (la lingua di partenza), e trasformarlo per creare un testo di destinazione adattato agli standard della lingua in cui si sta traducendo (la lingua di arrivo).


La traduzione è un’attività creativa?
Dipende dal tipo di testo e dal suo pubblico di riferimento. La creatività avrà un ruolo molto più importante in una traduzione pubblicitaria, letteraria o audiovisiva che nella traduzione di un manuale di forno a microonde o di un catalogo tecnico di riferimento, per esempio. Il traduttore avrà sempre un certo margine di manovra nel suo lavoro, poiché deve trovare una formulazione adatta nella lingua d’arrivo. Pochi progetti fanno eccezione alla regola: in generale, solo progetti altamente tecnici e certi progetti legali o istituzionali richiederanno traduzioni particolarmente letterali che rispettino le specificità del testo di partenza.

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Complottismi, plot e metaplot

Complottismo: « Tendenza a vedere complotti dappertutto, anche senza fondamento, che spesso si manifesta come fissazione e mania » (definizione secondo il sito de La Repubblica – NB : c’è un altro significato : « Tendenza a progettare complotti e cospirazioni ») La parola è in voga.
plot « (s. ingl. – pl. plots, usato in ital. al masch.) Anglicismo adoperato talvolta nel linguaggio della critica letteraria o cinematografica per indicare la trama, l’intreccio di un romanzo, di un racconto, di un film, ossia l’elaborazione, da parte dell’autore, del materiale narrativo. » (Enciclopedia Treccani)
Metaplot: è la trama generale che lega insieme gli eventi nella continuità ufficiale di un gioco di ruolo. (Wikipedia)

Oggi più che mai, e in realtà da tempo (l’11 settembre 2001 è già lontano vent’anni), delle voci enunciano (e altre denunciano) dei complotti orditi in ambienti vari. I detti ambienti sono in generale specialmente « politici » o « economici » (con gruppi d’influenza più o meno importanti e spesso opachi per la gente comune).
Che udito dare a queste voci ? Dopo tutto, l’ambiente della « politica » e di sua sorella l’economia non è un terreno molto… sano. Come si sente dire a volte da alcuni (e spesso chi si esprime si becca allora qualificativi spreggianti), questi terreni (politica, economia) sono purtroppo torbidi. Tali ambienti sono infatti luoghi di potere, e qualsiasi sia il potere, è potenzialmente problematico, per non dire altro. Infatti, basta leggere alcuni libri per constatarlo e rifletterci: 1984 dell’irlandese George Orwell; Мы (Noi) del russo Evgenij Ivanovič Zamjatin; oppure, per l’Italia, Petrolio di Pier Paolo Pasolini (fra i titoli possibili e istruttivi). Tali finzioni sono delle denunce chiare dei lati mefitici del potere, il quale può certo essere anche « bene intenzionato » all’origine, ma la Storia insegna che le buone intenzioni dei potenti non durano a lungo.

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DanteDì : che è ?

Nell’autunno 2019, il governo italiano aveva fissato la data per festeggiare il 700esimo anniversario della morte di Dante Alighieri (1321) al 25 marzo 2020. Poi, si sa che per via della famigerata pandemia… tutto si è fermato (non solo le manifestazioni dantesche !)

E ora eccoci alla fine marzo 2021, ma il contesto non è molto cambiato (un poco, sì, ma in sostanza, no). Comunque, in Italia e in vari paesi le iniziative fioriscono per fare onore al poeta e alla sua opera. All’inizio era stato previsto di celebrare la nascita del poeta toscano, ma essa rimane ancora incerta (solo l’anno, 1265, è sicuro) : si sa soltanto che venne battezzato in marzo del 1266 (quindi un anno dopo la nascita). Un’ipotesi fornita da un passo della sua Commedia (o Comedia, secondo la grafia dell’epoca) lo fa nascere tra il 21 maggio e il 21 giugno 1265 : è nel canto XXII del Paradiso (la terza cantica) che Dante accenna a « quand’ io senti’ di prima l’aere tosco » (sono i versi 114-117 del canto), cioè alla sua nascita (in sostanza : « quando respirai per la prima volta l’aria toscana »).

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Arbeit macht frei

Di: Luna Laboute

La prima cosa che si nota quando arriviamo è il silenzio. Ci sono tante persone, ma un solo silenzio, come se lo spirito di questo luogo volasse nell’aria per chiedere un silenzio rispettoso per le anime sotto terra. I nostri corpi, imbottiti sotto i vestiti, non sentono più il freddo, particolarità di questo paese. Lì, ci si sente veramente piccoli e insignificanti, vediamo il tempo fermarsi, o piuttosto allungarsi, impotenti di fronte al paesaggio sotto i nostri occhi. La voce della guida sembra soffocata da questi grandi edifici di mattoni rossi che sfilano. Credo di udirla dire « Se tutti gli uomini morti qui, si rialzassero, non starebbero in piedi, per mancanza di posto ».

In questo momento, il nostro sentimento di solitudine è immenso e se la mia amica non tenesse la mia mano, penserei di essere sola.

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Un frangipane di Polinesia

Di: Juliette Ferrucci

C’era una volta, un frangipane che stava in Polinesia. Era grande e maestoso e produceva una quantità enorme di bei fiori profumati. Un giorno, un fiore bianco come la neve è nato. Ma, siccome i suoi fiori fratelli non avevano mai visto la neve, lo hanno chiamato “fior di latte”. Nessuno aveva mai visto un fiore così bianco, e tutti lo trovavano meraviglioso.
Quasi tutti i giorni, uno o due dei suoi fratelli sparivano, presi dalle grandi piante strane che si muovevano. Tutti fiori speravano di farsi cogliere, perché era la grande avventura! L’unica possibilità di viaggiare essendo un fiore.

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