On le sait assez bien, l’humour ou l’humorisme sont des catégories où règne l’ambiguïté (ce sont loin d’être les seules catégories à présenter des ambiguïtés) et qui consistent souvent à semer le vent (enfin, du vent) sans trop se préoccuper de ce que l’on récoltera (des mouvements d’humeur, rien, une tempête, un verre d’eau dans la figure, autre option ? c’est selon).
Palantir, non la « pietra di visione » del Signore degli Anelli, ma il colosso della sorveglianza fondato da Peter Thiel, ha pubblicato l’anno scorso un manifesto ideologico in 22 punti. Il suo amministratore delegato, Alex Karp, ex studente di filosofia, vi ammette ora senza mezzi termini ciò che l’azienda incarna realmente : una confessione rivelatrice.
Fine febbraio 2026: la cerimonia di chiusura dei XXV Giochi Olimpici Invernali ha avuto inizio presso l’Arena di Verona. Come di tradizione, l’evento ha incluso la sfilata degli atleti, lo spegnimento della fiamma olimpica e la consegna della bandiera olimpica agli organizzatori dei Giochi Olimpici Invernali del 2030 in Francia. Dopo le solite corse i soliti salti e altre olimpiche esultazioni dei corpi, la festa d’epilogo con le luci e le immagini destinate a rimanere sulle retine delle spettatrici e degli spettatori, presenti o lontani, per grazia delle tecnologie telematiche: tutte e tutti tesi al divertimento dopo aver contemplato dal fondo del divano le fatiche sportive. «Italia: 30 e lode», sfoggia come titolo Il Messaggero, che con altri giornali celebra un evento perfettamente riuscito per l’Italia, sia dal punto di vista sportivo che organizzativo.
La cantante italiana dalla voce potente presenta sui palchi francesi Onde, il suo secondo album solista.
Della sua adolescenza punk-rock trascorsa in Puglia, il tacco dello Stivale italiano, Maria Mazzotta ha sicuramente conservato qualche traccia, l’energia e la rabbia portate dalla sua voce roca e spezzata, i riflessi blu e viola nei suoi capelli neri come la pece mediterranea. Ciò sembrò meno ovvio per la sua carriera musicale, dedicata, per due decenni, a perpetuare e rinnovare la tradizione della pizzica, una variante regionale della tarantella. Dunque, associato al tarantismo, un rito terapeutico e catartico volto a curare i morsi di un ragno – presumibilmente la tarantola – attraverso la danza e un ritmo frenetico (in tempo 6/8). Questa pratica, come la creatura stessa, ha la stessa etimologia della città pugliese di Taranto, dove il fenomeno fu osservato per la prima volta. Prima di trasformarsi in un bastione d’acciaio e di diventare la città più inquinata d’Europa, con un bilancio sanitario catastrofico.
Il governo di Giorgia Meloni ha deciso di rivedere i criteri che consentono ai discendenti degli immigrati residenti in particolare in Sud America di acquisire la cittadinanza italiana. Una riforma imposta “alla Trump”, con un decreto legge che entrerà in vigore immediatamente, secondo la stampa.
Fino alla scorsa settimana, chiunque avesse un lontano antenato nato in Italia dopo il 1861, data della proclamazione del Regno d’Italia, poteva richiedere la cittadinanza. Dal 4 aprile non è più così, spiega il quotidiano Corriere della Sera. D’ora in poi, “potrà diventare italiano solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia e cittadino italiano alla nascita”. In altre parole, non sarà più possibile rivendicare una parentela oltre la seconda generazione.
Che cosa dice il vocabolario di questo vocabolo ? O si chiede a qualche IA – ormai ce ne sono tante – di fare una sintesi ? con delle sorprese in vista…
Questo vecchio video di un certo Giorgio Gaber ormai dimenticato rimette un po’ di senso sulle interrogazioni riguardo alla democrazia oggi.
Giorgio Gaber, pseudonimo di Giorgio Gaberščik (Milano, 25 gennaio 1939 – Montemagno di Camaiore, 1º gennaio 2003), era un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, nel secondo dopoguerra.
Nel mondo qualcosa non quadra… e non è da oggi, né è così (qualcosa non quadra) dal 1996, ma da molto ben prima.
La forza dei libri più belli è quella di creare paesaggi propri, che si ricordino dopo la lettura come un viaggio al limite dell’onirico, un mondo attraversato. Ilaria, di Gabriella Zalapì, è uno di questi libri, e il mondo che ci fa attraversare è quello di una bambina di 8 anni che il padre rapisce nella primavera del 1980 per una sorta di lunga peregrinazione italiana, in auto, di albergo in albergo, senza una vera meta, da Torino alla Sicilia… È la bambina a parlare, al presente, e non sappiamo quanto durerà questo strano viaggio, dove paura e curiosità si mescolano in una strana suspense sommessa. Allontanata dalla madre e dalla sorella maggiore da un “papà” che si sta ancora riprendendo dal divorzio, la narratrice descrive con mirabile semplicità l’ambivalenza dei sentimenti e la complessità di un uomo stravolto, al volante della sua BMW, che si ferma spesso nelle stazioni di servizio per telefonare all’ex moglie o inviarle telegrammi.
Salve ! Siamo due studentesse di “seconde” (il terzo dei cinque anni di liceo in Italia) dei lycées «Déodat de Séverac» e «Pierre de Fermat» che hanno scelto di passare in questa università due settimane di stage insieme alla professoressa Antonella Capra.
Qui vi parleremo della nostra esperienza e di ciò che abbiamo fatto e imparato. Buona lettura !
Durante la prima settimana abbiamo catalogato i manuali di italiano presenti in uno degli uffici, abbiamo visto le differenze fra i manuali più vecchi e quelli più recenti : i manuali più recenti tendono a contenere molte più immagini ed esercizi, così come testi più corti e leggeri rispetto a quelli più vecchi.
Dopo di che, abbiamo fatto un giro d’esplorazione nell’università, visitando tutti i vari edifici della struttura, che abbiamo trovato veramente interessanti, e abbiamo anche visitato il luogo in cui vengono prodotti i vari libri scritti dai ricercatori e professori dell’università.
In parallelo, abbiamo continuato il lavoro di catalogazione, procedendo stavolta con i vari CD provenienti dall’Italia, contenenti varie registrazioni di trasmissioni radio italiane che trattano, per esempio, della musica e della letteratura italiane.
Abbiamo assistito ad un esame scritto di italiano e abbiamo aiutato la professoressa a correggerne alcuni, rendendoci conto del metodo di correzione usato per gli esami e del tipo di consegne date agli studenti.
Per finire abbiamo aiutato a sistemare e a mettere da parte i fogli degli esami degli anni passati, che verranno poi buttati poichè inutili ormai.
L’università è molto bella (anche se un po’ deserta a causa della fine delle lezioni).
Abbiamo assistito ad un concerto karaoke molto bello e abbiamo visto le varie attività culturali praticate dagli studenti.
Ringraziamo i professoressi per averci dato questa possibilità di presa di contatto, e auguriamo una buona vita a chiunque stia leggendo.
A Roma, Giorgia Meloni ha appena inaugurato una grande mostra in omaggio a J.R.R Tolkien. Un omaggio personale quanto politico, in un Paese dove l’ultradestra celebra da 50 anni l’autore de Il Signore degli Anelli. Quando ha vinto le elezioni, sua sorella la paragonava già a Frodo… Si sta parlando del Presidente del Consiglio italiano, Georgia Meloni, che un anno fa è stata portata al potere da una coalizione di estrema destra, ed è una fan assoluta dello scrittore inglese J.R.R. Tolkien, padre del mitico Signore degli Anelli.
Quando si dice fan, non s’intende solo un « hobby » – o un « hobbit », dal nome degli elfi della saga – ma un vero e proprio modello politico. A Roma, Meloni ha appena inaugurato una grande mostra su Tolkien alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Un omaggio, a 50 anni dalla morte di questo grande filologo e specialista di Oxford in letteratura medievale, ma anche un volantino!
Il regista, artista visivo e scenografo Romeo Castelluci (nato nel 1960 a Cesena città dell’Emilia-Romagna) è strettamente legato all’avventura artistica della Societas Raffaello Sanzio, che ha fondato nel 1981 (con la sorella Claudia e un altro gruppo di fratelli composto da Chiara e Paolo Guidi). Con sede a Cesana, il gruppo, arricchito da giovani studenti di varie discipline, ha iniziato poi una ricerca teatrale influenzata dal rapporto soggettivo e distanziato con il metodo di recitazione di Stanislavski e dall’incontro con il teatro sovversivo di Carmelo Bene. Fin dall’inizio, la compagnia si è fondata su un’esplorazione e una riflessione legate alla scrittura scenica, a cui si aggiunge il gusto per le arti plastiche, al fine di inventare nuove forme drammatiche di rappresentazione.
L’Inferno di Dante Alighieri rivisitato da Romeo Castellucci e la Societas
Nella sua visione spesso apocalittica del mondo che abita i suoi spettacoli, Romeo Castellucci considera il teatro come uno spazio di proiezione in cui lo spettatore introdurrà la propria catarsi, a volte in modo provante e con il rischio di portarlo a rifiutare le forme rappresentate. Ma se le immagini e i suoni prodotti sono spesso violenti e talvolta difficili da sostenere, esistono comunque, per la maggior parte, in modo coerente con il soggetto e la forma adottata dal regista. Come artista, Castellucci sconvolge e disturba.