Complottismi, plot e metaplot

Complottismo: « Tendenza a vedere complotti dappertutto, anche senza fondamento, che spesso si manifesta come fissazione e mania » (definizione secondo il sito de La Repubblica – NB : c’è un altro significato : « Tendenza a progettare complotti e cospirazioni ») La parola è in voga.
plot « (s. ingl. – pl. plots, usato in ital. al masch.) Anglicismo adoperato talvolta nel linguaggio della critica letteraria o cinematografica per indicare la trama, l’intreccio di un romanzo, di un racconto, di un film, ossia l’elaborazione, da parte dell’autore, del materiale narrativo. » (Enciclopedia Treccani)
Metaplot: è la trama generale che lega insieme gli eventi nella continuità ufficiale di un gioco di ruolo. (Wikipedia)

Oggi più che mai, e in realtà da tempo (l’11 settembre 2001 è già lontano vent’anni), delle voci enunciano (e altre denunciano) dei complotti orditi in ambienti vari. I detti ambienti sono in generale specialmente « politici » o « economici » (con gruppi d’influenza più o meno importanti e spesso opachi per la gente comune).
Che udito dare a queste voci ? Dopo tutto, l’ambiente della « politica » e di sua sorella l’economia non è un terreno molto… sano. Come si sente dire a volte da alcuni (e spesso chi si esprime si becca allora qualificativi spreggianti), questi terreni (politica, economia) sono purtroppo torbidi. Tali ambienti sono infatti luoghi di potere, e qualsiasi sia il potere, è potenzialmente problematico, per non dire altro. Infatti, basta leggere alcuni libri per constatarlo e rifletterci: 1984 dell’irlandese George Orwell; Мы (Noi) del russo Evgenij Ivanovič Zamjatin; oppure, per l’Italia, Petrolio di Pier Paolo Pasolini (fra i titoli possibili e istruttivi). Tali finzioni sono delle denunce chiare dei lati mefitici del potere, il quale può certo essere anche « bene intenzionato » all’origine, ma la Storia insegna che le buone intenzioni dei potenti non durano a lungo.

Comunque, quando si sentono voci di « complotti », ci si trova di fronte a sceneggiature in cui dei « maestri del caos » occulti infliggono alla povera umanità dei supplizi (meritati o immeritati a seconda dei pareri morali e moralizzanti).
Per esempio, da qualche tempo, un ambiente « di successo » del complottismo è quello della pandemia planetaria, come ovvio. Dietro l’epidemia « Covid19 », ci sarebbero istituzioni, organizzazioni, persone, … non proprio chiari: in sostanza, degli enti nascosti che « gestiscono » a modo loro i parametri del procedere.
Si dirà: e a che pro tale gestione ? Due risposte a scelta sarebbero in questo caso: controllare la demografia (il pianeta ha ormai troppa gente); fare denaro (ipotesi seria, in un ambiente capitalistico-liberale). Queste sono ovviamente due ipotesi, fra altre molto più fantastiche e a volte tendenti alla fandonia (psicopati perversi, terroristi insani e di vari stampi, dal verde al rosso e al bruno, e infine – perché no? – alieni ostili). Perché d’altra parte, riguardo all’originalità delle teorie del complotto, basterebbe come esempio dare un’occhiata a quelle intorno al « crollo delle torri » a New York nell’11 settembre 2001: non è forse bisogno di elencare qui le voci che erano corse (e corrono ancora a tutt’oggi).

Come corrono quelle voci ? Ovviamente, che ci siano dei veicoli ideali di tutte queste « teorie del complotto » è abbastanza chiaro. Molto tempo fa, le notizie circolavano a stento (da bocca a orecchio se parlate, da mano a mano se scritte), e con contenuti affidabili fino a un certo punto (l’hanno illustrato sia Umberto Eco – I limiti dell’interpretazione – che Italo Calvino – Le città invisibili –, con i loro rispettivi personaggi di ambasciatori). Poi la stampa ha contribuito alla diffusione (più o meno affidabile, pure lì) delle cosiddette informazioni.
Adesso, con l’informatica e la telematica, nessuno si salva più dall’Informazione con la I maiuscola (siamo all’era del « dovete sapere che ») visto che gli aggregati che mandano le notizie, quelli che le ricevono e quelli che le trasmettono sono migliaia, decine di migliaia e oltre: una rete vera e propria, con nodi e trame a perdita di vista.

Fabrice Erre, Les complotistes (dalla copertina)

Queste voci di « complotti » sono quasi sempre condannate (spesso giustamente) in quanto espressioni di un « pensiero debole » e/o portato al mal fare (stupidità, irrazionalismo, pessimismo mal impostato, radicalismo assurdo, razzismo, … la lista dei possibili è ovviamente lunga).
Ma che cosa alimenta queste teorie o allegazioni, accuse, ecc. ? Purtroppo, ecco: alla base, c’è il problema endemico dei poteri. E poi delle serie di piccoli dettagli che eccitano l’immaginazione a priori. Per esempio, in Italia, il periodo intorno agli « anni di piombo » ha conosciuto una quantità cospicua di avvenimenti i cui meccanismi, smontati (più o meno bene) a posteriori, hanno rivelato, come si dice, « cose pazzesche » e tuttavia ben reali: collusioni tra mafiosi e politici, guerriglie spionistiche, manipolazioni di organismi militari – statali o più o meno privati –, assassini politici, terrorismi di tale area politica, truccati con i connotati di un’altra area politica, ecc. (un modello sarebbe l’affare Gladio che è stato uno tra gli eventi più clamorosi). Tutti questi meccanismi non sono spariti (anzi).
E, sempre nel caso italiano, nelle cause profonde del « diffidere » si può aggiungere pure la figura di Machiavelli, il quale, con le interpretazioni che hanno seguito per secoli la pubblicazione del suo trattato (Il Principe), è diventata un simbolo del « saper assicurarsi un potere con qualsiasi mezzo » (interpretazione bieca che ha creato il « machiavellismo », così come certe interpretazioni dell’opera di Darwin hanno creato il « darwinismo », detto « sociale »).

Da diversi eventi, difficilmente chiaribili e poco spesso definitivamente chiariti, è quindi uscita al sole e sta prosperando un’idea che dice all’ingrosso « volete farci credere…, ma non siamo ingenui ». Il che costituisce l’essenza del « complottismo »: un’espressione insopportabile per i « ragionevoli ».
Però, a questo punto è come dire che con le ipotesi complottistiche, la realtà ci rimanda in faccia, per così dire, gli echi degli schiaffi (traduzione : le menzogne che hanno accompagnato certi misfatti politico-economici) che sono stati inflitti a quella realtà, da molto tempo (e da troppo tempo, a volerne considerare le conseguenze).
Intanto, i « complottisti » se la godono a raccogliere ipotesi, il più delle volte senza poter fornire (quand’anche vorrebbero fornirle) le prove di quanto messo in avanti, o raramente, e il più delle volte in modo non convincente.
È così che un po’ dappertutto si assiste da mesi all’apparizione di media alternativi, volti a denunciare delle manovre definite indecenti e pericolose. A volte, alcuni di questi media hanno pure un atteggiamento giornalistico abbastanza serio. Ma nella maggior parte dei casi, si profilano ambienti inquietanti da fantascienza distopica (la lista dei titoli di libri e film sarebbe lunga), dove complotto, plot e metaplot si raggiungono, per un confronto con gli eventi.

Soylent green (I sopravvissuti), 1973, regia di Richard Fleische

NB: quest’articolo si vuole soltanto un tentativo (certamente perfezionabile) di analisi dei contesti in cui si manifestano gli episodi del cosiddetto « complottismo ».

Letture (per l’intelligere) :

Marie Peltier, L’ère du complottisme. La maladie d’une société fracturée, Les Petits Matins, 2016.

Articolo tradotto in francese su VoxEurope :

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