Palantir, ovvero una filosofia inquietante

Palantir, non la « pietra di visione » del Signore degli Anelli, ma il colosso della sorveglianza fondato da Peter Thiel, ha pubblicato l’anno scorso un manifesto ideologico in 22 punti. Il suo amministratore delegato Alex Karp, ex studente di filosofia, vi ammette ora senza mezzi termini ciò che l’azienda incarna realmente. Una confessione rivelatrice.

Un’azienda strategica del trumpismo si fregia di una filosofia inquietante e sceglie un momento curioso per farlo. Gli Stati Uniti sono impantanati in una guerra in Iran da cui nessuno sa come uscire, Trump accumula battute d’arresto diplomatiche. Ed è proprio ora che Palantir sceglie di pubblicare su X quello che presenta come una sintesi in 22 punti de La Repubblica tecnologica, il libro del suo CEO.

Una sintesi o un manifesto, a seconda che si attribuisca o meno un’intenzione programmatica a questo documento, immediatamente ripreso dai media di tutto il mondo. Vi si può leggere, tra gli altri brani selezionati, che alcune culture non occidentali sono “disfunzionali e regressive” o che “dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato”.

Palantir, l’azienda fondata dopo l’11 settembre da Alex Karp e Peter Thiel

Fondata da Alex Karp e dal miliardario reazionario Peter Thiel, Palantir prende il nome dal folklore de Il Signore degli Anelli — il palantir è una pietra che permette di vedere a distanza — e, proprio come nell’opera di Tolkien, i software di Karp e Thiel promettono di rendere visibile ciò che non lo è, elaborando grandi volumi di dati. Tra i clienti: l’ICE, la polizia dell’immigrazione di Trump, che la utilizza per rintracciare le persone indesiderate; l’esercito, che ne ha bisogno per individuare sempre più obiettivi, o più vicino, la DGSI francese, che ha firmato un contratto al momento degli attentati del 2015.

Come Thiel, Alex Karp è un miliardario che aspira al riconoscimento intellettuale. Ha inoltre discusso una tesi di filosofia a Francoforte, nell’orbita di Jürgen Habermas, il grande teorico della deliberazione democratica, scomparso il mese scorso. Habermas difendeva un’idea semplice, che viene chiamata « teoria dell’agire comunicativo ». In poche parole: la ragione umana si esprime nella capacità degli esseri umani di mettersi d’accordo attraverso il linguaggio e l’argomentazione.

Jürgen Habermas : il pensiero agli antipodi di Karp

E ciò che minaccia questo ideale è quella che lui definisce la «colonizzazione del mondo vissuto»: il momento in cui la logica del mercato e quella del potere burocratico invadono spazi che dovrebbero rimanere governati dal dialogo. E questo non è esattamente il campo di competenza di Alex Karp… Secondo Karp, discutere dei pericoli dell’IA rientra in una «prudenza corrosiva». Dobbiamo smetterla con i nostri “dibattiti teatrali” sulle tecnologie più pericolose.

Un mini-manifesto, secondo Alex Karp

Qualche giorno fa ha pubblicato un sorprendente necrologio di Habermas sul sito Politico: vi racconta nei minimi dettagli come il maestro lo abbia bocciato e come quel rifiuto fondamentale lo abbia spinto a fondare Palantir. Alex Karp ha dedicato la sua tesi ai gerghi, quelle affermazioni che contraddicono la loro stessa pretesa di verità, ma consentono ai loro autori di apparire rispettabili pur esprimendo desideri riprovevoli.

Questo mini-manifesto ne è l’esempio perfetto: idee spietate formulate in un linguaggio freddo in ventidue punti numerati sull’account ufficiale di un’azienda quotata in borsa. Palantir è l’esatto opposto delle idee difese da Habermas: con Palantir, Karp vuole proteggere il mercato — il suo — dalla democrazia, dalle sue necessarie deliberazioni e dai suoi inevitabili attriti. Più che un’azienda di sorveglianza, è una terrificante teoria dello Stato.

A ben vedere, c’è qualcosa di vertiginoso in questo percorso. Il giovane Karp aveva teorizzato il meccanismo attraverso il quale la violenza riesce a nascondersi. Ma il Karp di Palantir ha trascorso gli ultimi vent’anni a industrializzarlo. Ma non bisogna certo vederci il tradimento di un ideale giovanile: sono le armi della teoria critica rivolte contro se stesse da un’impresa impegnata nella battaglia culturale.

Dirlo ora, in modo così crudo, è il segno che il progetto di Palantir è sufficientemente avanzato, sufficientemente integrato nelle infrastrutture americane ed europee, da non dover più nemmeno procedere sotto mentite spoglie.

(L’articolo in francese è sul sito di France Culture)

Un complemento d’indagine sul sito L’ADN