L’uomo che ha rivoluzionato la musica italiana

Martedì 24 marzo è giunta la notizia della scomparsa di uno degli artisti più amati d’Italia, Gino Paoli. A 91 anni, ha segnato un’epoca, non solo con le sue canzoni, ma anche con il suo percorso di vita tormentato.

Gino Paoli al festival di Sanremo l’11 febbraio 2023.
Foto D. Venturelli/Getty Images/AFP

Era «una delle figure chiave della scena musicale italiana», secondo Il Messaggero. «Uno dei più grandi esponenti della canzone d’autore nel nostro Paese», concorda il Corriere della Sera. Colui che «ha rivoluzionato la nostra musica», afferma La Repubblica. Ed è per questo motivo, deplora La Stampa, che «oggi non è solo un cantante a lasciarci, ma scompare un anello essenziale dell’anima musicale italiana».

Martedì 24 marzo, mentre l’intera penisola era ancora assorbita dall’analisi dei risultati del referendum sulla giustizia, la notizia di un lutto ha fatto scalpore. Durante la notte è venuto a mancare Gino Paoli, famosissimo cantante di musica leggera nato a Monfalcone ma genovese d’adozione. Aveva 91 anni. «Questa notte Gino ci ha lasciati, sereno e circondato dall’amore della sua famiglia», hanno comunicato i suoi cari in un messaggio conciso e sobrio. Una discrezione e una riservatezza che non condividono i quotidiani transalpini, che non hanno tardato a inondare il web di omaggi, uno più magniloquente dell’altro.

Così, dalla sua redazione torinese, La Stampa celebra «la voce calda e roca di Paoli, che ha saputo trasformare la canzone d’autore italiana in un territorio di poesia accessibile a tutti. Gino ha attraversato decenni di storia nazionale diventando un punto di riferimento artistico e culturale trasversale». Meno politicizzato di altri musicisti della sua epoca nei suoi testi (nonostante un passaggio al Parlamento italiano, eletto nelle file del Partito Comunista), Paoli era soprattutto «insieme a Fabrizio De André e Luigi Tenco, uno dei protagonisti della “scuola genovese”, che, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’70, si è ispirata alla canzone francese per ricavarne un nuovo lessico, più intimo, più letterario, più autentico», celebra il Quotidiano Nazionale.

Lo stile di Paoli era infatti molto intimista, specchio di una vita costellata di drammi e passioni: l’amore per Ornella Vanoni, altro monumento della musica transalpina, ma anche la morte di uno dei suoi amici in un incidente stradale nel 1962, o ancora un tentativo di suicidio nel 1963, con un proiettile sparato al cuore, che da allora era rimasto conficcato come un ricordo nel suo pericardio.

Tanti episodi che hanno segnato la memoria collettiva degli italiani, e per questo anche La Stampa lo ringrazia non senza enfasi. «Oggi il Paese gli dice addio con la più profonda gratitudine, per la sua musica, per i suoi testi, per le sue ferite condivise, per quella voce che continuerà a risuonare… “senza fine”», come recita il titolo di una delle sue ballate più famose.

L’articolo di Beniamino Morante nel giornale « Courrier International«